15/11: nuove strategie per “guarire” il pianeta

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Ecologia dell’antropocene, di Silvana Galassi e Carlo Modonesi (Aracne editrice), è un libro avvincente e un efficace tentativo di sintesi dello stato di crisi planetaria provocato dagli esseri umani.

Antropocene significa letteralmente epoca dell’uomo e per molti studiosi si riferisce in specie agli ultimi tre secoli di storia del pianeta. “Oggi la moltiplicazione di tecnologie e attività produttive sempre più pervasive e inquinanti, e, quel che è peggio, mai accompagnate da serie misure di prevenzione del rischio, costituisce uno dei fallimenti più pesanti dell’impresa scientifica moderna”, sostengono gli autori.

Valga per tutti l’esempio dell’amianto, la cui pericolosità era nota fin dagli anni ’30 del secolo scorso, anche se è stato prodotto fino a pochi anni fa, forse il più lungo esperimento con cavie umane a fini di lucro della storia recente. O del Ddt, usato come insetticida, in un primo tempo considerato quasi miracoloso, e infine proibito per la sua pericolosità nel 1972, quando ormai il quantitativo disperso nell’ambiente ammontava a 600mila tonnellate.

La denuncia di Silent spring

La prima voce che si levò contro l’impiego degli insetticidi clorurati fu quella di una biologa, Rachel Carson, che nel 1962 pubblicò Silent spring (Primavera silenziosa), un saggio in cui denunciò i danni provocati dal Ddt alla fauna selvatica. Già allora aveva raccolto moltissime voci sulla scomparsa degli uccelli canori e dei rapaci. Per le sue denunce venne minacciata e derisa, messa all’indice e definita isterica. Purtroppo non poté rivalersi delle offese perché si ammalò e morì due anni dopo la pubblicazione del suo libro.

Il caso dell’Icmesa ha visto ancora una volta una donna, Laura Conti, in testa alle battaglie contro l’inquinamento, e fu soprattutto per merito suo che nel 1982 la Comunità Europea emanò la ‘Direttiva Seveso’ per regolamentare gli impianti potenzialmente pericolosi. Per non parlare dei prodotti chimici di uso più specificamente militare, come l’iprite, la mostarda azotata, il fosforo bianco, il gas nervino, l’agente arancio, gli arsenali a base di cloro e cianuro, e tutto l’armamentario bellico finalizzato espressamente a uccidere, il cui rischio ambientale fa addirittura parte dei metodi di difesa! E le vecchie benzine rosse (quelle al piombo) vietate nel 1986 solo per aprire la strada delle cosiddette ‘benzine verdi’ che contengono però benzene, una delle sostanze cancerogene più temute al mondo?

Oggi poi l’illusione di poter vivere in un mondo solo virtuale, ossia slegato dalle leggi della natura e obbediente solo alle leggi dell’economia e della finanza, è sempre più diffusa: la maggior parte degli abitanti del pianeta vive ormai in grandi città e ha perso la cognizione stessa di terra, agricoltura, ciclo di vita delle piante e dell’atmosfera del pianeta. La nostra attenzione viene continuamente distratta dai fatti del giorno, spesso inconsistenti, o su cui non abbiamo presa, mentre una connettività compulsiva opprime chiunque voglia riflettere e informarsi sulle cose un po’ più seriamente.

Stiamo consumando una terra e mezza

Tutto questo mentre la sanità pubblica fa sempre più fatica a sostenere gli esorbitanti costi di esami e medicine (a livello mondiale a partire dal solo 2004 fino a oggi la spesa è quadruplicata), e sempre più ricerche scientifiche sono finalizzate a piccole varianti farmacologiche in grado solo di cronicizzare di più le malattie senza curarle davvero, cosa che forse non è neppure nell’interesse della ricerca farmacologica.

C’è persino un nome, disease mongering (mercificazione della malattia), per il nuovo affare delle farmaceutiche che consiste nell’estendere gli esami diagnostici a una fascia sempre più ampia della popolazione per individuare malati potenziali da sottoporre a cure… e va da sé che i cittadini pretendono sempre più esami, preoccupati spesso proprio dalla propaganda ossessiva circa la loro salute, mentre i veri bisogni dei malati spariscono di fronte all’interesse farmacoscientifico. Il paradosso di tutto questo, dato l’alto numero di malati, è che molto spesso non si riescono a diagnosticare in tempo i sintomi. Mentre l’inquinamento ambientale è sempre più causa di malattie, ambientalisti come Berta Caceres, ancora una volta una donna, vengono assassinati in America Latina e nel mondo solo perché cercano di tutelare l’ambiente naturale.

L’elenco dei problemi si allunga poi al fatto che la popolazione umana in breve tempo è triplicata, mentre il consumo di energia è addirittura quadruplicato: ma questo è un fatto che non sembra interessare più nessuno, proprio ora che sta diventando più grave.

L’impronta ecologica, misurata come la porzione della terra necessaria per produrre le risorse e per smaltire i rifiuti di un individuo, e che permette di confrontare l’impatto ambientale delle economie delle varie nazioni, ci dice già, nel calcolo globale, che ogni anno stiamo consumando una terra e mezza. Ma gli allarmi cadono nel vuoto, come se la cosa riguardasse gli extraterrestri.

Valeria Fieramonte

Riparliamo di ambiente e di ecologia: nuove strategie per “guarire” il pianeta.

Casa delle donne di Milano, mercoledì 15 novembre, alle ore 18.

 locandina ecologia


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