Gruppo Autocoscienza

autocoscienza 1Non è facile descrivere il nostro gruppo di autocoscienza. Si presenta come un’insieme eterogeneo di donne che, pur esprimendosi in un linguaggio differente e con diversi punti di vista, alla fine si intende alla perfezione, dando vita a un unico organismo, scalpitante nella sua diversità. Un po’ come capita in un’orchestra, dove ognuno suona il proprio strumento e il risultato è una sinfonia. Se chiudi gli occhi non sai distinguere quanti violini o bassi ci siano, quel che importa è la qualità della musica che ti arriva dentro.
Il gruppo si pone l’obiettivo di affrontare temi spesso “intrecciati” fra loro con la pratica dell’autocoscienza riattualizzata alla situazione e ai dati di realtà odierni, per districarsi nei nostri percorsi soggettivi e rendere ragione di scelte e consapevolezze – anche all’interno
delle nostre “azioni” concrete – e relative contraddizioni, fascinazioni e giustificazioni.
Siamo un gruppo aperto ad accogliere nuove partecipanti: per una che salta un incontro, c’è una nuova arrivata che si aggiunge, cosicché non siamo sempre le stesse ma, chissà per quale strana alchimia, ogni combinazione sembra magicamente funzionare.
Nel nostro gruppo ci si racconta cose che forse non saremmo capaci di dire da nessun’altra parte, con la stessa facilità ci si libera di macigni o di semplici sassolini nella scarpa. E l’aria si carica di elettricità e spesso … scoppia il temporale. L’ultima volta abbiamo proprio fatto ironia su come le turbolenze atmosferiche abbiano accompagnato quasi tutti i nostri incontri. Vorrà dire qualcosa?!
A parte la nostra coordinatrice Daniela Pellegrini che é una veterana di questa pratica, (e che non finiremo mai di ringraziare per averci dato l’opportunità di fare quest’esperienza), o di qualche altra compagna che aveva già sperimentato l’autocoscienza negli anni Settanta, parecchie di noi quel primo giorno di giugno non sapevano come si sarebbe svolto l’incontro. É stata quindi per molte una scoperta, che portava in sé il sapore intrigante della svolta. Come a dirci: ragazze, qui può succedere di tutto!
autocoscienzaE ci sta succedendo, infatti, di avere la netta sensazione che il rapporto del cambiamento politico avvenga per le donne in rapporto una a una con le altre, e da questo cosciente e reale rapporto si delinei lo scarto abissale con il mondo maschile e patriarcale.
Il viaggio insieme, attraverso l’autocoscienza e la consapevolezza di noi stesse, è incominciato a giugno 2014 e sta continuando di mercoledì in mercoledì, dalle 18 e 30 alle 22 circa, con un ritmo che scandisce la nostra vita settimanale. I giorni successivi all’incontro infatti, li passiamo a rimuginare su ciò che ci siamo dette, ma soprattutto su quello che abbiamo taciuto.
La voglia di rivederci ci prende per mano e ci accompagna per il resto della settimana, con la complicità e la vicinanza di una sorella. Perché di sorellanza si tratta.

Tutte le donne sono le benvenute, in qualsiasi momento. Se volete approfondire, qui potete trovare il testo del progetto iniziale con una riflessione di Daniela Pellegrini, fautrice di questa proposta e qui un articolo- raccolta di impressioni e sensazioni espresse da alcune partecipanti

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Gruppo autocoscienzaFESTEGGIAMO L’INIZIO DEL NOSTRO SECONDO ANNO

Un anno è passato da quando ho proposto alla Casa delle donne di Milano di riattualizzare in uno o più gruppi la pratica di autocoscienza, quella che le donne hanno inventato e usato in autonomia assoluta (e separatismo) dagli inizi del movimento delle donne (anni ’70) per dare voce, valore, ascolto reciproco ai propri percorsi di vita e alle singole capacità di elaborarli alla consapevolezza di sé e del contesto sociale e simbolico in cui erano imprigionate.

Per ricercate e creare nuove e  realmente autonome identità e libertà.

E per ipotizzare e mettersi in marcia alla costruzione di un mondo diverso, un altrove e imprevisto dal simbolico patriarcale.

Un partire da sé e mettersi a rischio identitario di ciascuna che ha potuto denunciare ed evidenziare  quanto fosse “politico” il vissuto privato e quanto esso fosse annesso, connesso  e sottomesso a  quello pubblico, culturale e simbolico nel suo complesso.

Qui riporto i punti chiave su cui si lavorava allora…e che sono tuttora validi per noi:

APPUNTI DI PRATICA DI AUTOCOSCIENZA DEL GRUPPO DEMAU

1° specificità dell’essere donna: raccontiamoci chi siamo e da dove veniamo: storie di vita al di là delle differenti esperienze personali, di origine, di lavoro ecc. per rintracciare da dove ha origine il nostro stato e ‘sentire’ attuale.

2° i nostri ‘ruoli’: analizziamo il nostro essere figlia, madre, sorella, casalinga, lavoratrice, operaia, insegnante e altro (da dove hanno origine? quale base comune?)

3° la sessualità : vissuti, significati, quale piacere?

4° la procreazione: idem

5° rapporto con la madre: quale identificazione, quale negazione?

Studio e discussione:

Famiglia come educatrice alla funzionalità sociale ed emotiva dei ruoli sessuati, sua relatività storica e antropologica,

nessi tra tipo di famiglia/ruoli e tipo di cultura/economia/politica,

nessi tra produzione, riproduzione e servizi: espropriazione, mercificazione, alienazione, sfruttamento.

Rapporto col potere:

Privato e pubblico: esperienze personali alla luce dei nessi individuati tra la propria oppressione nella sfera privata e quella pubblica: sessualità, famiglia, rapporto con l’uomo, scuola, fabbrica, sindacato ecc. isolamento, estraneità, parzialità, modificazioni, desideri…..

La politica: esperienze personali del fare o non fare politica : insieme agli uomini, con le donne.

Quali i nessi politici tra privato e pubblico.

Quale politica quella delle donne?

Questa pratica ha avuto nel tempo le sue fasi e le sue stasi, compresa quella definitiva decretata da difficoltà ad andare oltre alle resistenze nel sostenere il rischio, la paura e   perdita di controllo vissuta e non accettata da quelle che l’hanno voluta sostituire con l’analisi dell’inconscio e perciò con uno strumento (maschile) usabile a scopo di controllo che ha rimesso in campo la sua insita  ruolizzazione di potere contrapposto al bisogno….…..rassicurante per tutte e due le sponde, ma …..

Di questa scelta, e del mio grande dissenso, ho scritto nel mio libro “Una donna di troppo” Cap:4  pag 9 e segg, ;”I ruoli dell’ inconscio e l’inconscio dei ruoli, Dall’autocoscienza all’analisi.

Ed è proprio dopo aver scritto e presentato questo libro al Circolo Politico delle Donne Cicip & Ciciap – fondato e gestito fin dal 1981 da me e Nadia Riva – che ho potuto  constatare  come questo  racconto “autocoscienziale” del mio percorso di vera e concreta vita politica nel Movimento delle Donne abbia suscitato in chi mi aveva letta una esclamazione soddisfatta che si può riassumere in: “Finalmente ho capito anche contenuti oscuri e scelte teoriche del femminismo che calano dalle cattedre e ho capito finalmente che e come devo e posso costruire  il mio personale percorso di libertà”.

Dal Circolo Cicip&Ciciap ho iniziato perciò a organizzare inviti ed incontri in scala nazionale su questa pratica: e due sono stati i convegni a  Bologna a cui hanno partecipato donne di tutta Italia.

Dal 4 giugno 2014 ha avuto il suo inizio il gruppo Autocoscienza della Casa delle donne di Milano.

Molte donne hanno risposto alla chiamata ed ora siamo in tante.

Ciò che mi ha colpito è la loro disponibilità ad esserci “davvero”, la loro capacità di dirsi e anche tacersi, in un ascolto attento delle altre, in una libertà di ciascuna alla libertà di ciascun’altra….nella assenza di giudizi e nella allegra relazione che ci unisce trasversalmente.

E anche, dopo un anno di pratica di autocoscienza nel gruppo, posso tentare di leggere differenze, contraddizioni e difficoltà che la riedizione all’oggi di questa pratica mette in campo.

Perché l’oggi è un mondo e un sentire ben più complesso. In ognuna e nel contesto sociale.

Dove la propria consapevolezza si è avventurata in interpretazioni, prese di posizioni, e in più o meno utopiche convinzioni di libertà acquisite. E in più o meno davvero liberi postulati teorici e pratici, elaborati perfino dentro e dai “femminismi”(divenuti plurali).

Dove a volte il partire da sé si confonde con le proprie “convinzioni” fino ad arrivare  ad atteggiarsi in prese di posizioni e possibili contrapposizioni. . Da cui io stessa non sono talvolta avulsa!

La libertà e la visione personale viene a volte affermata senza dichiararne e renderne condivisibile il percorso, anche perché il percorso personale, e i suoi agganci teorici e pratici, non viene analizzato e portato alla coscienza.

Un tempo analizzare le proprie identità e i ruoli e gli stereotipi di genere dentro un “evidente” patriarcato senza le sfumature e stravolgimenti attuali era liberatorio in sè . Ora la messa in discussione sembra venir data per scontata, anzi è perfino a volte inespressa, anche perché non se ne fa  davvero i conti nella realtà mutante e ambigua, quella sempre più confusa  ma mai dichiarata nella specificità e chiarezza che invece aveva negli anni 70.

E che oggi forse non si vuole più riconoscere fino in fondo. Perché l’idea e l’utopia di una evidentemente conquistata libertà ci fa affermare in prima persona e spesso anche competitivamente ad altre. Perde spazio così l’ascolto, l’elaborazione e la relazione.

Molte “immagini” e rappresentazioni di sé delle donne oggi vengono assunte ed accettate “al posto” di quelle che venivano espresse dai vecchi ruoli e perciò allora contestate. Quelle “nuove” non danno spazio a contestazioni ma ad adeguamenti…rappresentativi troppo spesso di nuovi condizionamenti a male intese libertà.

Ciò prende risalto anche nelle scelte del ”fare” e dell’agire che non dichiarano mai il  “perché”. Non solo il proprio, ma quello possibilmente collettivo/culturale nel suo complesso.

Forse è per tutto ciò che sembra talvolta non si riesca a mettere a fuoco ed esprimere le proprie nuove (?) consapevolezze, i cambiamenti di rotta, le scoperte, le scelte e le prospettive che ciascuna si dà, e ci diamo.

Ci proveremo.

Daniela Pellegrini

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L’autocoscienza è definibile come l’attività riflessiva del pensiero con cui l’io diventa cosciente di sé”……da questa idea assunta da wikipedia  inizio il mio contributo per il Compleanno del nostro gruppo.

Cercavo un luogo di persone dove potermi riflettere, dove poter portare il mio “io” più profondo ed ottenere un ritorno vivo, ricevere di riflesso quell’immagine cosciente di me che io stessa non sono ancora riuscita ad afferrare della mia persona.

Sapevo che non sarebbe stata una passeggiata ma, sinceramente, non credevo nemmeno potesse essere, a tratti, così impegnativo da sostenere. Più volte mi avete detto che l’autocoscienza è un rischio che si decide di affrontare. Nel mio, a volte spavaldo, modo di essere ho sempre affrontato il rischio come l’ennesima sfida da superare. Mi sono resa subito conto, invece, che questo rischio non è una sfida, non può esserlo, in quanto in palio vi è la nudità dell’anima e quella non si conquista, la si riscopre nel modo forse più puro, con la sincera onestà della propria espressione.

Mi spiego cercando di riportarvi qui delle istantanee vissute in questi miei primi incontri :

Arrivata al primo incontro, entrata nella stanza, vi ho trovate sedute in cerchio con in mezzo un piccolo tavolino e sopra dei cioccolatini. Il primo impatto è stato “rassicurante” ma l’apparenza inganna. Mi sono seduta, avete continuato a parlare senza nemmeno chiedere il nome delle nuove arrivate. Avevate un argomento ereditato da precedenti incontri che vi infervorava. Continuavo ad osservarvi, ad ascoltarvi per cercare di capire. Poi mi sono stufata, insomma c’ero anche io, almeno il nome me lo volevate chiedere?

Ho iniziato dunque ad intrufolarmi nei discorsi e per poter viaggiare in un percorso neutro ho provato a condurre il discorso in luoghi comuni. Ci sono riuscita ma ho guadagnato un po’ di insofferenza palpabile.

Ho dunque iniziato a parlarvi di me senza peraltro migliorare la situazione. Sono uscita quella sera, moralmente, con le ossa rotte. Avevo però una certezza, l’aver trovato “il posto giusto”.

Dovevo soltanto rifare i conti con me stessa, con il mio ideale di gruppo e di confronto. Da subito mi sono resa conto che si trattava di un gruppo con un confronto diretto e crudo,“senza giri di parole”.

All’incontro successivo arrivai che già un’altra componente del gruppo stava raccontando di se. Gli spunti della sua storia sono serviti un pò alle altre per riprendere le fila del proprio se, mettendo sul tavolo della serata approfondimenti, a tratti intimi, che mi hanno rincuorata. Si, era questo quello che cercavo, forse un giorno anche io sarei riuscita ad abbattere delle corazze, invisibili ma ben costruite nel mio essere.

Al terzo incontro trovo il confronto su un argomento che riguarda tutte noi donne, la nostra fisicità, il nostro rapporto con il corpo e con determinati momenti della vita. Ognuna esprime la sua, anche qui non manca il confronto.

Il tutto ci riconduce alla sessualità, argomento ricorrente nei nostri incontri. Sessualità legata all’attività sessuale, all’orientamento sessuale, alla procreazione. Tutti argomenti sicuramente fondamentali nella nostra vita eppure qualcosa mi disturba. Non so di preciso cosa ma avverto un certo disagio. Per come sono fatta io, non posso evitare di manifestarlo e ne scaturisce un coro di repliche, a tratti anche duri.

Rimango affascinata ma allo stesso tempo impaurita dalle reazioni e dalle storie che ne vengono fuori. Acquisisco dunque la piena consapevolezza del “rischio” del fare autocoscienza. Ognuna di noi rappresenta un modo unico, vissuto secondo strumenti, esperienze, emozioni, destini differenti. Questo ci porta spesso ad infervorarci, a stimolarci, a farci male o ad accendere i riflettori sul quel punto di vista che non avevamo preso in considerazione nel nostro vivere il quotidiano. Ecco, si , confesso, me la sto facendo sotto ma so che in voi troverò le chiavi di lettura di molte mie dimensioni non ancora del tutto esplorate. Questo il mio contributo, l’angolazione acerba di chi ricopre il ruolo dell’ultima arrivata.

Buon Compleanno Autocoscienza, sei giovane,appena un anno ma cresceremo INSIEME.

Anna Pecoraro

Cartellone-autocoscienza

 


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