Vivere ad occhi spalancati In tante con Laura Boella

boella1La sera del 6 febbraio ci siamo trovate in tante – ed erano presenti anche alcuni uomini – nella nostra Casa a parlare di filosofia con Laura Boella. Di filosofia, di quel sapere o stile di vita in cui si pratica, o si dovrebbe, soprattutto la virtù dell’attenzione, la capacità o volontà di vivere tenendo gli occhi spalancati.

E questa virtù Laura ci ha aiutato ad esercitarla sviluppando con noi un pensiero critico che si è messo e si mette alla prova su un termine che presenta un universo di significati e non pochi tratti di complessità e pluralità, empatia. O meglio empatie, come recita piuttosto il titolo del libro, il suo ultimo, occasione per avere con noi Laura Boella.

Empatie, una parola declinata nella sua molteplicità di sensi che appartengono ai diversi contesti, forme di relazione, modi di essere e incontrare colui, colei che è diversa o diverso da noi. Perché è lei o lui, essere unico e irripetibile, cui ci si può avvicinare riconoscendone il dolore o la gioia, ma riconoscendone anche la distanza, l’essere altro da noi. Il suo dolore non viene patito sulla propria pelle, ma percepito in maniera ‘non originaria’ come il suo dolore (Empatie, p.100). Poiché l’empatia non è un sentimento, bensì un’esperienza e assume dunque significati unici e molteplici per ciascun soggetto, evento o situazione in cui la si vive. Esperienza dell’altro come estranea e non come propria. Non ne deriva pertanto alcuna attribuzione di emozioni, pensieri, desideri ( pp.85,6)

Empatia vissuta nei rapporti medicali, quando la corrente di comprensione e di vicinanza necessariamente si deve interrompere per lasciare spazio all’impegno professionale, alle scelte competenti che prevalgono su ogni altra considerazione. Empatia in tribunale – e questo discorso si è molto ampliato nel dibattito con domande e riflessioni dal pubblico – empatia nello studio e nelle ricerche delle neuroscienze.

Scorrendo il testo e procedendo nella discussione molti significati si sono resi espliciti e si è arrivate al discorso, inizialmente unboella2 po’ sconcertante, dell’empatia negativa, della possibilità che l’empatia si blocchi o si debba bloccare, che possa essere manipolata. Conoscere i limiti e i lati oscuri dell’empatia, il fatto che possa essere interrotta, bloccata, deviata, usata a fini di manipolazione e affermazione di sé e del proprio gruppo, ha l’effetto salutare di confutare le certezze infondate e le approssimazioni del senso comune (pp.127, 8). L’empatia negativa consente di esplorare le situazioni in cui la distinzione tra io e l’altro – essenziale perché ci sia empatia e non immedesimazione – diventa distacco e ripulsa. Una relazione può bloccarsi non solo per il venir meno di un comune sentire, ma anche per la mancanza di un obiettivo da perseguire insieme o per una divergenza tra i valori in cui si crede. Si tratta della situazione in cui si viene messi di fronte alla radicale estraneità dell’altro (pp. 202, 3).

L’incontro con Laura Boella ha ampliato ulteriormente lo sguardo e l’interesse. Si è parlato delle filosofe di cui lei ha scritto: oltre a Edith Stein, riferimento principale per il discorso sull’empatia, Hanna Arendt – grande scopritrice di problemi attuali e di parole nuove per formularli -, Maria Zambrano, Simone Weil. Ma si è accennato anche alle imperdonabili, poete, scrittrici, giornaliste che hanno abitato – pur da estranee, ribelli, ironiche – la vita culturale del Novecento, anche se spesso non sufficientemente riconosciute. Le imperdonabili sono coloro che vivono il proprio tempo scontrandosi con il XX secolo, prima, durante e dopo guerre, rivoluzioni, regimi totalitari e ricostruzioni, senza adeguarsi allo ‘spirito del tempo’ (Le imperdonabili p.19). Qui sta il tratto che risalta maggiormente nelle imperdonabili: il loro essere estreme, indecifrabili e ispirate, impossibili, distruttive e creative, sofferenti e sempre (o quasi) innamorate (p.21).

Anche dopo due intense ore dall’inizio del nostro incontro, l’attenzione non è mai calata: il discorso sulle imperdonabili non può però che essere accennato e diviene allora motivo, desiderio necessario, di reincontrarci con Laura. Una promessa da ambedue le parti.

Infine, se pure lentamente ci siamo alzate e le riflessioni sono proseguite in piccoli gruppi che faticavano a sciogliersi.

 


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