C’è chi conosce la guerra e chi vorrebbe viverla

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Non siamo più umani. Siamo numeri.
Non bastava il muro anti-migranti. Il Parlamento dell’Ungheria, composto da 199 persone, ha approvato il 21 settembre una legge che autorizza il governo a dispiegare l’esercito (altre persone) per contribuire alla gestione della crisi migratoria (ovvero persone in fuga), con la possibilità di utilizzare armi non letali, cioè proiettili di gomma, gas lacrimogeni e pistole lanciareti. La misura è stata approvata con 151 voti a favore, 12 contrari e 27 astenuti.
Persone sono state autorizzate a usare armi contro persone in fuga dalla guerra.
C’è qualcosa di più atroce?
Nel 1956 quando i russi entrarono in Ungheria per “sedare” le rivolte, oltre 250 000 ungheresi fuggirono e chiesero asilo politico. Ma nel 2015 se ne sono dimenticati.

Nonostante i profughi che premono per entrare nella fortezza Europa, la guerra per noi è lontana. Nonostante molti di noi abbiano vissuto la guerra in prima persona o l’abbiano sentita raccontare da nonni, genitori, fratelli e amici, c’è chi la guerra non l’ha vissuta ma avrebbe voluto… per esempio la neo-eletta Miss Italia 2015, 18 anni per 1,87 m. Con espressione serafica, ha dichiarato che avrebbe voluto vivere nel 1942 per assistere alla Seconda guerra mondiale per vedere quello che i libri raccontano per pagine e pagine. “Tanto so’ donna e non avrei dovuto fare il militare.”
Che orrore! Che vergogna per le donne, per tutte noi che ovunque mettiamo anima e corpo per costruire un mondo più umano. Ma non solo. Imperdonabile mancanza di rispetto per tutti coloro che nella guerra hanno perso la vita o i propri cari, o la casa … o che sono dovuti fuggire per rimanere in questo mondo.
Ma anche la Miss è solo un numero, la candidata 05. Poco più di un capo di bestiame alla fiera di paese. Con più audience. Per la finale 857 mila telespettatori.
E la guerra è dietro l’angolo.

Quanta ignoranza. Quanta miseria.

RTXF1BWQuanto diversa questa nostra giovane compaesana da quella 17enne che nel 1993 fu eletta Miss Sarajevo. Sarajevo era assediata. Cadevano le granate. C’erano i cecchini. Morti, fame, paura. C’era la guerra. Erano già passati 14 mesi di quell’assedio che sarebbe durato 11 825 giorni. Con l’Europa a guardare.
Per sopravvivere all’assedio, gli abitanti di Sarajevo improvvisavano cinema e teatri nelle cantine … e anche concorsi di bellezza! Una bellezza un po’ atipica, ma molto umana. Tra le 13 adolescenti alcune portavano cicatrici visibili degli orrori quotidiani. Anziché chiedere la pace nel mondo o altre amenità, queste fanciulle srotolarono uno striscione: Non lasciate che ci uccidano!

Una richiesta di umanità.

11904721_984485248239750_7480337511937862956_nDa mesi assistiamo ogni giorno impotenti alle catastrofiche notizie, vediamo foto e video strazianti che mostrano persone in fuga da guerre. Persone che sono state costrette a lasciare tutto per cercare di salvare sé e i propri bambini.
Vediamo donne in fuga che portano in braccio o trascinano i propri cuccioli.
Vediamo persone che non hanno più nulla se non la vita. Il bene più prezioso.
Una vita però la loro, che conta pochissimo. Che è numero. Che fa numero. Un numero che cresce esponenzialmente di giorno in giorno. Un numero che terrorizza noi occidentali, ma anche i neo-occidentali, che fino a pochissimo fa erano dell’Est, pronti a fuggire alla prima occasione.
Che queste persone, donne uomini bambine e bambini, siano numero però permette di considerarle un problema, un’emergenza. Permette di dimenticare che sono appunto persone con bisogni, paure, sogni proprio come noi.
Considerarle numeri fa sì che si possa girare le spalle e votare contro la vita. Votare contro la speranza di un futuro.

È urgente ridefinire le priorità. È urgente un’Europa politica.
È urgente tornare a essere donne uomini bambine e bambini. Tutti.

Sabina Langer

Foto di Luigi Ottani (scattate a fine agosto al confine macedone)

 

 


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