Due donne raccontano un anno di autocoscienza

Una stanza tutta per me, piena di donne.

Nel cuore  di Milano c’è una stanza tutta per me e piena di donne. Da più di un anno tutti i mercoledì dalle 18.30 alle 21.15 entro in questa stanza. Perché da un anno sono fedele a questo appuntamento con donne profondamente diverse da me per età, provenienza, orientamento politico, sessuale e di religione?
Perché le relazioni di dialogo e ascolto che lì si praticano, mi permettono di stare autenticamente di fronte a me stessa. Aproffitto da mesi di questa possibilità perché questa stanza non è di  una casa privata, la sua porta è aperta alla città, alle donne della città e non solo a quelle.

SPOGLIATOIO FEMMINILE[1]E allora come può, questa,  essere una stanza tutta per me?
Ecco,  pensa  di stare di fronte a te stessa in solitudine.
Ora immagina di essere sempre di fronte a te stessa ma con intorno altre donne, anche loro di fronte a se stesse.
E ora immagina ancora che ogni se stessa sia di fronte a tutte le altre.

Ovviamente in un movimento continuo e contemporaneo di relazione tra le parole, tra i corpi, gli sguardi, le risate e le tensioni di ciascuna. L’autenticità di ciascuna provoca la mia autenticità.
Inpensabile vero? Certo. In questa stanza ci posso stare così, solo se ci sono altre donne e -solamente – donne. Diciamo pure che questa è una stanza unica nel suo genere, perché dalle 18.30 alle 21.15 è una stanza “separatista”.
Non sobbalzare, non si tratta di scelta ideologica o nostalgica, ma di un necessario e indispensabile, dato di fatto: è una stanza per me. A ogni incontro non so quale tratto imprevisto di me uscirà allo scoperto, come d’altronde non so quale sconosciuta donna varcherà la soglia della stanza. Di qualcuna conosciuta so che poi ha preferito altre stanze.
La mia attenzione è sempre in movimento tra il dentro e il fuori di me, una parte richiama l’altra.
Questa possibilità  di pratica politica, per sua natura, non può costruirsi a sistema.

Questa stanza si trova alla Casa delle Donne. Questa pratica ha nome Autocoscienza. Daniela Pellegrini ha riproposto e ripreso questa pratica. Ognuna sceglie di essere  presente o assente a suo modo, non siamo un gruppo.

Antonella Ortelli

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Un anno di autocoscienza

Sono approdata al progetto Casa delle Donne di Milano alla ricerca del femminismo. Le mie prime idee sul tema credo derivassero da alcune foto che avevo visto in qualche reportage: donne vive, che con le mani facevano il gesto del triangolo nelle manifestazioni, per nulla compiacenti e per niente “in ordine”, insomma donne mai viste, di sicuro non nella mia provincia bresciana degli anni ’80. Crescendo, sono approdata a un gruppo separatista lesbofemminista. Lì di donne fuori dall’ordinario ne ho trovate molte e questo mondo politico, la mia vita sentimentale e quella sessuale sono diventati indistinguibili, così mi sono accontentata di attraversarli. Per alcuni anni mi sono goduta un mondo di sole donne senza pensieri.

Piano piano però, ho cominciato ad avvertire un senso di vuoto, sentivo che mi mancavano non solo le nozioni di base per capirmi nel mondo, ma che c’era qualcosa che funzionava male nei miei rapporti con le altre. Per quanto le amassi, non riuscivo ad avere con loro rapporti distesi e questo mi procurava un disagio che, nel tempo, è diventato dolore.

Non sapevo quali fossero le domande giuste, ma speravo di trovare le risposte nel famoso femminismo, molte mi dicevano che bastava qualche buon libro, ma quale? Esisteva un bigino?

Klat_il_gesto_femminista_02Nel frattempo sono arrivata a Milano, una delle capitali del femminismo nazionale, finalmente all’orizzonte si profilava una svolta. Qui sapevo che avrei potuto incontrare molte delle donne che hanno fatto la nostra storia, le stesse che avrei trovato nei libri, ma adesso i titoli potevo sceglierli dopo aver guardato in faccia chi li aveva scritti.  Perchè per me, il termine “femminista” è sempre stata una specie di carica onorifica, un titolo di cui fregiarsi soltanto dopo un percorso serio e intenso calato nella propria vita, non solo per simpatia a un’idea. Ho sempre immaginato che, nel tempo, la riflessione e la pratica della relazione fra donne producessero un cambiamento interiore profondo, un punto di non ritorno. Ecco, io volevo leggere i libri scritti dalle donne che a quel punto di non ritorno ci erano arrivate.

Così, quando durante un’assemblea, forse la prima che abbiamo fatto dentro la Casa appena assegnata, Daniela Pellegrini si è alzata per fare la proposta di questo gruppo, ho fatto un salto sulla sedia. Addirittura l’autocoscienza, la pratica mitologica da cui tutte eravamo incuriosite ma che nessuna sapeva spiegare, proposta da una delle grandi donne del movimento, da farsi nella nascente Casa delle donne di Milano!
Il sacro spirito del femminismo finalmente a portata di mano.

Abbiamo cominciato una sera di giugno, eravamo circa una decina o poco più, alcune veterane della pratica ma la maggior parte totalmente digiune, avevamo in comune soltanto l’approccio: “vediamo come va”.
E’ andata che è già passato un anno e da allora, a parte per il mese di agosto, ci siamo viste tutte le settimane. Il gruppo è aperto e spesso arrivano donne nuove, anche se il nucleo principale è sempre lo stesso, gli incontri invece sono mondi a se stanti, sempre diversi per partecipazione, temi, risultato. Ci sono serate facili e altre difficili, alcune intensisisme e altre meno, a volte un tema ci appassiona e lo svisceriamo tutte insieme e altre in cui sembra non esserci una sintesi, momenti commoventi e altri divertenti, ogni tanto ci si innervosisce ma più spesso ci si ascolta e anche si ride.

In tutto ciò, la cosa più strana di tutte è che, la maggior parte di noi, se si fosse incontrata fuori dalla casa, probabilmente avrebbe dato per scontato di non avere niente da dirsi.

Il mio apprendistato femminista ha trovato in questo gruppo una sede di elaborazione ma prima di tutto di pratica, la famosa pratica. Imparo a stare, a parlare, a tornare. Qualche libro l’ho preso, ma solo dopo che la faccia o i modi di chi l’ha scritto mi hanno convinta. Li leggerò, prima o poi.

Michela Pagarini

 

Il gruppo Autocoscienza è aperto, e si trova alla Casa il mercoledì dalle 19 alle 21


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