Laboratorio Interculture

L’obiettivo del gruppo è far sì che la Casa sia di tutte e quindi anche delle donne migranti. L’interrogarci sul senso dell’”intercultura” che, discutendo tra noi, abbiamo declinato come “interculture”, per comprendere appieno una pluralità di universi, linguaggi e dimensioni differenti, è un nostro compito costante.

I piani sui quali si muove il lavoro del nostro “laboratorio” sono essenzialmente due:

1)    le modalità e la qualità del nostro stare insieme;
2)    individuare iniziative e attività per raggiungere il nostro obiettivo

IMG_3805 (3)Sulle modalità e la qualità del nostro stare insieme abbiamo riflettuto a lungo e la riflessione è continua. Per ora siamo arrivate alla consapevolezza che tutte “siamo straniere le une alle altre”. Le categorie di estraneità non sono dovute solo al colore della pelle, al suono della lingua, ai mondi culturali, ma prima di tutto alle differenti soggettività e alle peculiarità che connotano ciascuna di noi.

L’appartenenza alla Casa e i processi di partecipazione non solo si misurano sulla quantità di tempo che ognuna può dedicare, ma soprattutto sulla qualità dello stare insieme in questo luogo, di abitarlo sentendosi a proprio agio e condividerlo con le altre donne con le quali si sta costruendo un orizzonte di senso comune.

L’altro punto su cui si è soffermata la nostra riflessione è: “incontro” o “accoglienza” tra noi? Abbiamo scelto la dimensione dell’incontro. L’accoglienza rimanda a una condizione asimmetrica:chi aiuta e chi è aiutata, chi dà e chi ha bisogno, chi è forte e chi è più debole..ecc. Ci piace di più parlare di “incontro”, perché restituisce una parità alle relazioni che si creano e possono svilupparsi in modo flessibile.

Con questi intenti abbiamo cercato di individuare le nostre iniziative che, per il momento, si stanno muovendo verso quattro direzioni:

1)    apertura della Casa un sabato al mese (la data può variare) dalle 15 alle 18: “un tè insieme”, parole in libertà, dolci, torte, tè, ovviamente, racconti di vita, domande… per consentire anche alle nostre amiche “migranti” che lavorano di condividere con noi uno spazio di incontro e riflessione comune. Siamo ormai al “settimo” sabato e tra poco sarà pronto il primo nostro “Libro cartonero” con testi raccolti dai racconti di vita che ci facciamo nei nostri sabati;
2)    la scuola d’italiano che abbiamo già iniziato. Il “progetto” è stato steso dal gruppo “Interculture” e poi condiviso con le “insegnanti”, alcune del gruppo e altre che si sono aggiunte. Da settembre si è formato, quindi, un nuovo gruppo che si occupa della “scuola”;
3)    usciamo di Casa e andiamo nelle situazioni dove da tempo si incontrano le donne migranti, per farci conoscere ed invitarle da noi. Alcune hanno partecipato a feste di vari paesi, convegni, incontri su temi interculturali. Hanno preso contatti con realtà di migranti nella città. Un progetto in corso è: “Incontriamo le donne rom” cui ci stiamo preparando.
4)    scriviamo e costruiamo insieme libri “cartoneri” con le nostre storieScopri di più sul primo libro cartonero

Siamo molto consapevoli di quanto sia difficile e complesso il nostro percorso così che una Casa di tutte le donne rimane sempre il nostro “sogno”.
La grande partecipazione iniziale di donne “native” al nostro “Laboratorio Interculture” ha dimostrato un forte interesse al progetto di una Casa aperta alle donne migranti. In alcuni momenti eravamo anche in 30/35 alle nostre riunioni. Il desiderio di “incontro” con le “altre” è risultato molto evidente. Ma “le altre” ai nostri “venerdì” erano pochissime o chi è venuta poi, magari, non è tornata. Sono venute ai nostri “sabati”, ma poi alcune non si sono più riviste. Anche molte nostre socie non sono più venute… forse si aspettavano di trovare tante donne migranti… con il “sogno” già magicamente materializzato nella nostra Casa.

Così, ora, siamo rimaste  nella stragrande maggioranza noi “native”, le più determinate, insieme alle poche nostre socie migranti, le più determinate, anche loro. 

Resta la domanda che ci eravamo poste nei primi incontri del gruppo: “Perché una donna migrante dovrebbe venire nella nostra Casa, visto che non offriamo servizi?”.

Una situazione asimmetrica condiziona pesantemente il nostro desiderio/progetto: noi di terza o mezza età con redditi stabili, diritti di cittadinanza riconosciuti e le migranti per lo più giovani con lavori precari, in cerca di lavoro, o con un lavoro che non lascia altro tempo, senza diritti di cittadinanza , discriminate, isolate…con scarsa o nulla conoscenza della nostra lingua e che considerano, quindi, l’associazionismo soprattutto come una possibilità per trovare lavoro, soluzioni abitative, informazioni legali e pratiche varie.

IMG_3453 (4)Ma la nostra Casa non offre tutto questo.

Nelle altre Case delle Donne presenti In Italia o non ci si pone questo obiettivo, o si offrono servizi, oppure si hanno Associazioni appositamente nate per le donne migranti, quindi con molti servizi 

La nostra è una condizione molto anomala. Come Laboratorio ci siamo poste l’obiettivo di dar vita a relazioni tra native e migranti non strumentali, non mirate alla soluzione  di problemi economici, legali o di lavoro, ma allo scambio della parola vissuta, all’ “incontro” (che non é ”accoglienza”, come nel gruppo si é ben chiarito, dopo una lunga riflessione).

Con alcune di voi e altre che si sono rese disponibili abbiamo organizzato la scuola d’italiano e non è facile trovare donne che si iscrivano, perché siamo in una zona troppo “centrale” di Milano…lontana dai quartieri dove abitano. L’ubicazione della Casa, certo, non ci aiuta…

Inoltre le donne migranti che cercano momenti di socialità si incontrano nelle loro Comunità. Ci sono più Comunità per lo stesso paese d’origine che non sempre hanno rapporti collaborativi tra loro.

Sicché incontriamo donne migranti sui mezzi pubblici, per strada, al mercato, all’ospedale ecc. e le guardiamo… sembrerebbe facile in alcuni momenti, dopo un sorriso magari, invitarle, ma sappiamo che hanno altro da pensare e da fare. Potremmo invitare le poche donne migranti che nel tempo si sono inserite in Istituzioni, Consolati, Associazioni, Centri di vario genere, che parlano bene la nostra lingua ed abbiamo provato a stabilire contatti con alcune di loro che abbiamo incontrato in Sala Alessi e in altre occasioni, ma sono più interessate a percorsi individuali che collettivi.

Questo è più o meno il quadro molto complesso, a noi tutte noto, in cui ci muoviamo.
Il nostro gruppo/laboratorio, al contrario di tutti gli altri che operano nella Casa, non ha temi e problemi circoscritti e uno spazio di azione definito, come accade per il gruppo “Libr@rsi”, dove ci occupiamo di libri, biblioteca, bookcrossing e molto altro, oppure nella stessa “scuola d’italiano”, dove si sta “insegnando” alle “alunne” che arrivano a poco a poco. Lo spazio del Laboratorio “Interculture” è la città con tutte le donne migranti che la abitano e il gruppo ha il “sogno” che la Casa delle Donne non sia soltanto la Casa delle cittadine milanesi.

image (12)Eppure, con la nostra scelta di considerarci “straniere le une alle altre” e di “incontrarci”, durante questi mesi, qualche passo l’abbiamo fatto. Almeno nel senso di cui dice Italo Calvino nelle “Città invisibili”:

“Anche a Raissa, città triste, corre un filo invisibile che allaccia un essere vivente a un altro per un attimo e si disfa, poi torna a tendersi tra punti in movimento disegnando nuove rapide figure cosicché a ogni secondo la città infelice contiene una città felice che nemmeno sa di esserlo”.

Questo è proprio ciò che emerso dai nostri bilanci di un anno di lavoro. Soltanto che, al contrario degli abitanti di Raissa, noi sappiamo di essere state “felici” (magari non proprio felici, ma contente..) delle relazioni che pian piano e a fatica, attraverso pensamenti, ripensamenti, momenti di autenticità, creatività abbiamo costruito. Momenti vissuti con emozione sui quali non smettiamo mai di operare una riflessione produttiva, cercando incontri…

 

Coordinatrice del gruppo Francesca Amoni. Co-cordinatrice Carmen Gulap

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