Networking Internazionale

ineternazionaleIl gruppo si riunisce di solito ogni 15 giorni, il mercoledì alle ore 18.

La finalità del gruppo è di individuare, tematizzare, studiare, analizzare alcune delle questioni centrali che oggi sono l’oggetto dei movimenti internazionali, di ciò che è comune, transnazionale e transculturale. Abbiamo lavorato alla loro identificazione e alla potenzialità di sviluppo che ogni tema offre.

Questi i temi per ora affrontati:

  • Il tema del lavoro nei suoi vari aspetti: in particolare la valenza emancipatoria congiunta con la sempre più evidente difficoltà a combinare un ruolo di lavoro tradizionale nello spazio pubblico, con il lavoro di cura.
  • La questione della identità: i paradossi in cui l’emancipazione pone le donne con maggiore libertà “nell’uso del corpo” ma anche continuando ad inchiodarle alle identità centrali della (etero)sessualità e della maternità.
  • Il tema della violenza che percorre tutte le culture.
  • Altri temi trattati riguardano la partecipazione e rappresentazione politica, l’ambiente, la salute.

In questo momento il gruppo sta organizzando un convegno internazionale sulla prossima conferenza delle donne promossa dall’ONU: Pechino+20. Il titolo del convegno è “20 anni dopo Pechino: le sfide dei movimenti delle donne oggi nel mondo”.

 

Già a partire dai primi incontri internazionali delle donne propiziati dall’ ONU e iniziati nel 1975 a Città del Messico per proseguire a Nairobi 1985 e a Pechino nel 1995,  il movimento delle donne che si è formato attorno a queste occasioni istituzionali, ha affrontato insieme le questioni fondamentali della condizione femminile e quello che a quei tempi si è chiamata la questione dello “sviluppo”, via via diventato “dal volto umano”, “sociale”, “sostenibile”.

Da allora il movimento internazionale è cresciuto, ha affinato e aggiornato le sue analisi, ha cambiato forma, si è riunificato e ridifferenziato nel tempo, nella tematizzazione delle questioni, nelle identificazioni delle principali aree di intervento a seconda delle diverse regioni del mondo e della forma che in esse la globalizzazione ha preso.
A lato, anche grazie a queste occasioni di maggiore visibilità istituzionale, sono cresciute reti  non governative e spontanee che hanno costruito saperi su varie questioni in un’ottica femminista. Si tratta di reti ancorate a professioni, a discipline particolari, a ONG internazionali (Dawn, Awid, Womens’ Worlds, per citare le più durature nel tempo).

Reti più orientate all’azione e alla solidarietà concreta come “Donne in Nero” e “Marcia Mondiale delle Donne contro le violenze e la povertà” si sono sviluppate con l’obiettivo di incidere nella realtà vissuta dalle donne in situazione di guerra e nell’epoca della globalizzazione neoliberista.

Per quanto oggi meno visibile per l’assenza di luoghi centrali di incontro, come lo sono state le Conferenze ONU, il movimento internazionale delle donne, è in fase di trasformazione. Ha cambiato forma, modalità di intervento, leadership: quello che può sembrare ed è sicuramente una latenza, corrisponde a una diffusione capillare delle sue pratiche e tematiche.
Nello stesso tempo anche nelle istituzioni pubbliche la presenza di donne si è moltiplicata e si è ampliato il quadro normativo e quello delle politiche di genere.

In Italia, forse per questioni linguistiche e culturali, si è avuta una minore partecipazione collettiva agli incontri internazionali mentre un certo numero di donne ha collaborato in modo individuale alle reti internazionali.
Di fatto una cultura di scambi internazionali non è la caratteristica del nostro movimento. Eppure la globalizzazione ci porta sempre più verso forme di diseguaglianza, comuni ad altri paesi, che colpiscono in particolare modo le donne e che richiedono da parte nostra analisi,  proposte e reti globali, tanto quanto iniziative locali.

 

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