DECIDIAMO DA CHE PARTE STARE

LA MARCIADELLE DONNE E DEGLI UOMINI SCALZI
Venerdì 11, alla marcia delle donne e degli uomini scalzi, noi ci saremo: si parte alle ore 21 da Porta Genova e si arriva alla Darsena, scalzi.

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La fotografia del piccolo Aylan Kurdi, morto con sua madre e suo fratellino sulle coste della Turchia nel tentativo di raggiungere l’Europa, ha fatto il giro del mondo; era un bimbo di Kobane, la città curdo-siriana che ha resistito all’ISIS per 9 mesi e che ne è uscita distrutta all’80 per cento.
Ma tutti noi assistiamo da anni, impotenti e circondati da strepiti razzisti, all’arrivo di migranti (uomini, donne, bambini) che cercano di raggiungere l’Europa attraversando il Mediterraneo, su barconi fatiscenti, pagando trafficanti di uomini cifre per loro esorbitanti. E che quando arrivano vengono bloccati da fili spinati, rinchiusi in luoghi di detenzione, marcati con numeri sulle braccia… respinti, come invasori.
Non fermiamoci a guardare questo fenomeno, non limitiamoci ad ascoltare i discorsi di chi governa l’Europa, che chiede di regolamentare questo fenomeno epocale: guardiamo ciò che accade sulle altre sponde del Mediterraneo, in Iraq, Siria, Palestina, Yemen, Afghanistan, Libia… Guardiamo alle guerre che l’Occidente ha portato, dichiarando di voler esportare la democrazia.
Oggi le Nazioni Unite ci stanno dicendo che le guerre in Medio Oriente hanno colpito il diritto all’educazione di 13 milioni di bambini e ragazzi.
Guardiamo a ciò di cui non sappiamo nulla, o troppo poco.

Noi della Casa delle Donne venerdì alla marcia ci saremo perché abbiamo deciso di stare dalla parte di chi cerca pace per chiedere, insieme ai firmatari dell’appello che pubblichiamo sotto – che manifesteranno a Venezia – e a tutti coloro che parteciperanno, che si apra un corridoio umanitario per le vittime delle guerre e delle dittature, che si chiudano i centri di detenzione e si assicuri loro un’accoglienza dignitosa.

Link all’iniziativa di Milano

APPELLO

È arrivato il momento di decidere da che parte stare.
È vero che non ci sono soluzioni semplici e che ogni cosa in questo mondo è sempre più complessa.
Ma per affrontare i cambiamenti epocali della storia è necessario avere una posizione, sapere quali sono le priorità per poter prendere delle scelte.
Noi stiamo dalla parte degli uomini scalzi.
Di chi ha bisogno di mettere il proprio corpo in pericolo per poter sperare di vivere o di sopravvivere.
È difficile poterlo capire se non hai mai dovuto viverlo.
Ma la migrazione assoluta richiede esattamente questo: spogliarsi completamente della propria identità per poter sperare di trovarne un’altra. Abbandonare tutto, mettere il proprio corpo e quello dei tuoi figli dentro ad una barca, a un tir, ad un tunnel e sperare che arrivi integro al di là, in un ignoto che ti respinge, ma di cui tu hai bisogno.
Sono questi gli uomini scalzi del 21°secolo e noi stiamo con loro.
Le loro ragioni possono essere coperte da decine di infamie, paure, minacce, ma è incivile e disumano non ascoltarle.
La Marcia degli Uomini Scalzi parte da queste ragioni e inizia un lungo cammino di civiltà.
È l’inizio di un percorso di cambiamento che chiede a tutti gli uomini e le donne del mondo globale di capire che non è in alcun modo accettabile fermare e respingere chi è vittima di ingiustizie militari, religiose o economiche che siano. Non è pensabile fermare chi scappa dalle ingiustizie, al contrario aiutarli significa lottare contro quelle ingiustizie.
Dare asilo a chi scappa dalle guerre, significa ripudiare la guerra e costruire la pace.
Dare rifugio a chi scappa dalle discriminazioni religiose, etniche o di genere, significa lottare per i diritti e le libertà di tutte e tutti.
Dare accoglienza a chi fugge dalla povertà, significa non accettare le sempre crescenti disuguaglianze economiche e promuovere una maggiore redistribuzione di ricchezze.
Venerdì 11 settembre lanciamo da Venezia la Marcia delle Donne e degli Uomini Scalzi.
In centinaia cammineremo scalzi fino al cuore della Mostra Internazionale di Arte Cinematografica.
Ma invitiamo tutti ad organizzarne in altre città d’Italia e d’Europa.
Per chiedere con forza i primi tre necessari cambiamenti delle politiche migratorie europee e globali:
1. certezza di corridoi umanitari sicuri per vittime di guerre, catastrofi e dittature;
2. accoglienza degna e rispettosa per tutti;
3. chiusura e smantellamento di tutti i luoghi di concentrazione e detenzione dei migranti;
4. creazione di un vero sistema unico di asilo in Europa superando il regolamento di Dublino.
Perché la storia appartenga alle donne e agli uomini scalzi e al nostro camminare insieme.

 

Primi firmatari
Lucia Annunziata, Don Vinicio Albanesi, Gianfranco Bettin, Marco Bellocchio, Don Albino Bizzotto, Elio Germano, Gad Lerner, Giulio Marcon, Valerio Mastrandrea, Grazia Naletto, Giusi Nicolini, Marco Paolini,  Costanza Quatriglio, Roberto Saviano, Andrea Segre, Toni Servillo, Sergio Staino, Jasmine Trinca, Daniele Vicari, Don Armando Zappolini

 


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