AnniCambiamento1Sintonie e differenze, intrecci di temi e di date cruciali, analisi storiche più o meno ottimiste o pessimiste hanno animato la presentazione congiunta dei tre libri di Donatella Borghesi, Paola Martini e Lia Migale che si è tenuta giovedì pomeriggio nello Spazio da vivere. Si è trattato di una bella scommessa, vinta: presentare insieme tre libri, grazie alla generosità delle autrici e all’attenta ed equilibrata regia dell’evento, voluto dal gruppo Libr@rsi. Grande emozione anche nel pubblico. Quasi in contemporanea, tre scrittrici hanno composto libri di taglio autobiografico su quegli anni decisivi, con scelte narrative e stilistiche diverse.

Donatella Borghesi ha evidenziato che con il libro “La mia sposa marina” non si è proposta un’operazione puramente autobiografica, ma un lavoro di autofiction che, pur partendo da stimoli personali, assumesse un ritmo corale. Infatti, la vicenda della protagonista Alberta è inserita in una genealogia familiare, così che la sua partecipazione al sessantotto, in modo impegnato e totale , entra in una storia più vasta e si affaccia sul futuro attraverso i figli e i nipoti. Alberta, la voce narrante, porta alla luce affinità “ marine” con la nonna paterna, genealogie maschili e femminili, storie di amori e maternità che Donatella Borghesi può ricostruire attraverso il lascito prezioso dei ricordi parentali e soprattutto attraverso le lettere, appassionate e vive, del nonno e la nonna materni. Nel corso della stesura, ha detto Donatella, è emerso con forza, quasi senza volerlo, l’aspetto della formazione sessuale e sentimentale e del rapporto uomo/donna così culturalmente connotati dal ‘68, con tutto il suo carico di ambivalenza e conflitto. Nel libro di Borghesi anche il rapporto con la madre è conflittuale perché la protagonista non si riconosce nel modello femminile proposto.

Paola Martini(insegnante di scuola secondaria per quasi quarant’anni e attenta alla comunicazione con le nuove generazioni) ha tenuto ad esplicitare cosa l’ha spinta a scrivere il suo libro, Gli anni forti, in forma di romanzo autobiografico: l’esigenza di coprire un vuoto storico nella trasmissione del patrimonio delle esperienze del ’68 e di riscattare la ricchezza degli anni Settanta per non identificarli soltanto con ‘gli anni di piombo’. Ha risposto con vivacità alle sollecitazioni poste, approfondendo alcuni aspetti del suo romanzo, che racconta trent’anni di vita della protagonista sin dall’infanzia. Strettissimo il rapporto tra la vita privata degli affetti e degli amori con il contesto storico-sociale di quel periodo che permette di condividere emozioni ma anche impegno e attivismo sociale e culturale in un gruppo allargato di amicizie che evocano una intera generazione.

PubblicoIncontri all’angolo di un mattino di Lia Migale (economista, scrittrice e componente del Direttivo della Casa delle Donne di Roma) è una sinfonia di ritratti indimenticabili di giovani donne e uomini che hanno vissuto quegli anni facendo decollare le proprie individualità in un contesto di rivolta generazionale contro l’autoritarismo, la guerra e le varie forme di dominio. Vite intense e anche drammatici corpi a corpo con le malattie e con la morte. Persone che come stelle comete hanno brillato e indicato la strada a tante altre ed altri. Le comete poi si sono dissolte, ma la traccia del loro percorso e dei valori sostenuti è ancora tra di noi, in un contesto più complicato e oscuro dove però si sviluppano nuovi movimenti di lotta e ulteriori prese di coscienza, in generazioni molto più giovani.

Nella discussione un tema molto sentito anche se non esaurito è stato il rapporto con i padri e le madri, quale è l’eredità del ’68 che, per certi aspetti, è stato l’ultima fiammata di un ciclo storico ma ha trovato nel femminismo un nuovo punto di partenza.

Ciascuna delle tre autrici è stata introdotta da una “madrina” che ha preso a cuore in particolare uno dei libri.

Ne è risultato un bel concerto di libri, di persone e di esperienze, affidate in vario modo alla scrittura e alla trasmissione.

Vittoria Longoni
con 
Marilena Salvarezza e Angela Giannitrapani