La storia scritta e ripensata da donne ci ha sempre interessate, sia nella forma del saggio che in quella del romanzo; stiamo cominciando a lavorare a un incontro dedicato a questo complesso argomento.

Per ora proponiamo il testo decisamente innovativo della Comunità di storia vivente di Milano, “La spirale del tempo – Storia vivente dentro di noi”, Moretti&Vitali 2019: esso rende conto della vita intensa di questi gruppi, in cui l’autocoscienza si unisce allo scavo nella storia personale e, a partire da questa, nel tempo e nel mondo.

La raccolta di saggi curati da Alessandra Bassani e Beatrice Del Bo, “Schiave e schiavi. Riflessioni storiche e giuridiche”, Giuffré, Milano 2020, propone una ricognizione interessante di questo triste fenomeno nella storia di tutti i tempi e di tutte le zone del mondo, anche contemporaneo.

Il romanzo storico di Nadine Gordimer, “Ora o mai più”, Feltrinelli, Milano 2012, propone un tema molto attuale: la vicenda di una coppia attiva nei movimenti antiapartheid in Sudafrica, che negli anni si ritrova a contrastare le nuove forme di razzismo presenti anche tra gli emarginati, a danno di chi ha ancora meno diritti. Ne abbiamo discusso anche nell’ultimo incontro del gruppo di lettura.

Continuate a contattarci all’indirizzo librarsi@casadonnemilano.it, anche per la consulenza. Intanto un mondo di auguri a tutte, e la viva speranza di un anno migliore!

A cura della Comunità di storia vivente di Milano
“La spirale del tempo – Storia vivente dentro di noi”
Moretti&Vitali, 2019

storia viventeUna nuova frontiera del fare storia tra e per le donne, e in fondo un allargamento di prospettiva per tutti, si affaccia con questo libro, col suo bel titolo e una copertina elegante e sobria.
Una modalità di indagine e di relazione che non si pretende esaustiva, ma consapevolmente propone alla ricerca storica (nell’accezione più ampia possibile) e alla comunicazione tra donne una prospettiva nuova; accanto e oltre il paradigma sociale, che non viene però accantonato.

La spirale del tempo evoca fin dal titolo la possibilità di una circolazione viva tra passato e presente: schegge, figure, fatti, momenti e persone del passato si ripresentano, ogni volta rivisitati, resi nuovi, potenzialmente riscattati o ricompresi e riscritti.

Leggiamo storie di donne che partono da un proprio nodo interiore per analizzarlo insieme e per riattraversare, mediante la relazione, la propria storia e contemporaneamente quella del mondo. Sono spesso storie di un dolore che chiede di avere parola e significato, figure di madri e di nonne che aspettano di tornare viventi nella memoria e nel racconto per trasmettere messaggi a figlie e nipoti, per riproporre parti di sé e della propria vicenda che erano state taciute e trascurate, prospettive lasciate fuori dallo sguardo e dall’emozione.

La storia in tutte le sue accezioni torna a essere viva e si gioca nel presente; diventa elemento di trasformazione del passato e del presente perché si modifica lo sguardo, perché la relazione tra le donne la fa cambiare di segno e di senso nl momento stesso in cui viene riproposta .
Vi leggiamo passaggi di tipo “autobiografico”, ma il termine risulta molto inadeguato, perché questo libro propone una pratica di autonarrazione e di autocoscienza che passa attraverso un metodo rigoroso di ascolto reciproco di sé e dell’altra.

Accanto a questi temi, e inscindibilmente connessi con essi, troviamo nel libro momenti di riflessione teorica e metodologica: di Marirì Martinengo, di Laura Modini, di Laura Minguzzi, di Luciana Tavernini, di Marina Santini, di Marìa Milagros Rivera Garretas.
Un modo nuovo di sentire e fare storia, e insieme un modo nuovo di scoprirsi e di dirsi.

Accogliamo con piacere la nuova esperienza della Comunità di storia vivente di Milano, che si è già diffusa in parecchie città con gruppi analoghi e ha dato vita a incontri e momenti di ascolto reciproco.
Esse allargano in più dimensioni il nostro modo di intendere, sentire e praticare la storia. Vorremmo fare presto un incontro che faccia dialogare questa pratica con altre forme di ricerca storica al femminile.

Vittoria Longoni


a cura di Alessandra Bassani e Beatrice Del Bo
“Schiave e schiavi. Riflessioni storiche e giuridiche”
Giuffré, Milano 2020

Bassani-Del BoLe ricerche contenute in questo volume spaziano su vari momenti storici, mettendo a fuoco diverse tematiche.
Schiave e schiavi hanno costituito la base dei sistemi economico-sociali dell’antichità, ma il triste fenomeno è rimasto rilevante anche in età medievale e moderna, con nuove forme, ed è ancora purtroppo molto attuale.

Vecchie e inedite modalità di asservimento schiavistico, di tipo sessuale e/ o “economico”, connesse spesso alle migrazioni, s’intrecciano nel mondo di oggi.
La schiavitù, col suo carico di orrore, di dolore e di negazione della soggettività, ha percorso tutte le epoche ed è stata analizzata prevalentemente mediante ricerche che privilegiavano la razza e il genere maschile.

Proprio la sua pervasività nel tempo porta a concludere che si tratta di un fenomeno strutturale, che in una prospettiva femminista possiamo ricondurre al dominio patriarcale.
Una lettura condotta in un’ottica di genere offre spunti di riflessione sulle dinamiche di lungo periodo, dall’età antica alla mondo di oggi: storie di rapporti tra uomini e donne, schiave e liberi, libere e schiavi, con le figure variegate di etére, concubine e prostitute; un’analisi che prende in esame una molteplicità di giustificazioni etiche, classificazioni giuridiche, dilemmi religiosi, ragioni economiche, differenze di status.

La schiavitù femminile è un triste fenomeno che nel tempo resta strettamente legato ad altri: guerre, emigrazioni, servizio domestico, sfruttamento sessuale, prostituzione.
Si sono andate formando così nei millenni forme diversificate di domanda e di offerta di donne schiave, connotate da esigenze particolari.

Le schiave che partorivano figli ai padroni a volte potevano ottenere maggiore considerazione, e potevano essere comprate a un prezzo maggiore. In ogni caso, alla base della condizione della schiava sta la sottomissione sessuale ed economica alla volontà del maschio/marito/padrone, l’incondizionata disponibilità dei corpi femminili ai suoi desideri, che è stata a lungo considerata “normale” in generale per tutte le donne in ambito patriarcale.

Rispetto alla moglie, la schiava ha ancora meno garanzie, meno rispetto, meno diritti (anzi non ne ha proprio), minore considerazione sociale.
La figura della concubina, più diversificata nel corso dei secoli e degli ambiti geografici, a volte ha oscillato tra la condizione della sposa e quella della schiava e ha presentato in certe circostanze sviluppi imprevedibili.

Si può però guardare alla schiavitù anche – in certi casi – come a un’occasione o, paradossalmente, a una scelta di emancipazione e magari anche di libertà?
Le etère greche più affermate riuscivano ad affrancarsi dalla schiavitù coi propri guadagni. Intelligenza, fascino, capacità e intraprendenza hanno potuto e possono talvolta portare una schiava a essere più libera di una donna sposata, nell’età antica e medievale e anche nella contemporaneità.

Il quadro giuridico attuale è ovviamente molto diverso nelle varie parti del mondo; la formalizzazione di un reato di riduzione in schiavitù, anche se non riesce a controllare e tanto meno ad eliminare il fenomeno, in certi contesti consente di punire e di vietare socialmente anche il matrimonio coatto o contratto da bambine e adolescenti molto giovani e varie forme di sfruttamento e di violenza contro donne e ragazze.
Si tratta di un dibattito ancora attuale, che affonda le radici nella storia e guarda a un presente in cui il patriarcato, per quanto messo in crisi e in discussione, può ancora riproporsi in forme nuove. E anche la libertà femminile prosegue il suo percorso carsico e imprevedibile.

Vittoria Longoni


Nadine Gordimer
“Ora o mai più”
Feltrinelli Milano 2012

GordimerL’etica della scrittura: il momento è ora.
Ora o mai più, scritto nel 2012, è l’ultimo romanzo della sudafricana Nadine Gordimer, premio Nobel nel 1991, nata nella regione del Transvaal nel 1923 e morta a Johannesburg nel 2014. Il libro affronta la condizione del Sudafrica dopo l’apartheid ma tratta anche dilemmi etici e temi globali. Protagonista una coppia mista, lui ebreo bianco, lei nera di etnia zulu, che hanno partecipato alla lotta contro l’apartheid e si sono sposati quando ancora i matrimoni misti erano vietati.

Ora una democratica costituzione garantisce eguali diritti ai gruppi bianchi e neri, ivi comprese le minoranze omosessuali.
Steve e Jubu affrontano insieme la nuova realtà che impone a entrambi scelte difficili e talvolta compromessi.

La coppia non perde la sua complicità ma deve rinnovare il patto d’amore di fronte a visioni talvolta diverse di ciò che succede o su cosa sia meglio per i figli.
Come sempre i protagonisti dei romanzi di Nadine Gordimer sono insieme tipi e individui, mai stereotipi. I due sposi (lui docente universitario, lei avvocata) incarnano la nuova borghesia, colta, aperta, attenta alla realtà sociale.

L’impegno civile che li ha portati a combattere fianco a fianco ora si misura con trasformazioni che chiedono di ridefinire convinzioni e principi.
Il Sudafrica del dopo apartheid si trasforma in un paese che presenta le stesse caratteristiche di tutti gli stati globalizzati.
Accanto a indubbie conquiste, continua la diseguaglianza culturale, economica e professionale tra bianchi e neri, la giustizia spesso scagiona i ricchi, dilagano inquinamento e consumismo, le nuove tecnologie colonizzano le menti.

La democrazia si svuota in assenza di opposizione e per il perdurare di un gruppo unico al potere. I rappresentanti politici incluso il presidente, un tempo capi coraggiosi della rivoluzione, ora non resistono a corruzione, arricchimento e abuso di potere, perpetuano atteggiamenti sessisti, mentre la violenza sociale dilaga.
Ma il peggio, in una sorta di drammatica parabola, è che ora i neri sudafricani diventano aguzzini nei confronti degli immigrati di paesi vicini, spinti a emigrare dal disastro ambientale e da regimi oppressivi.

Steve e Jubu insieme ai loro amici si chiedono perché questo succeda, se è l’esito inevitabile del passaggio dall’utopia alla realtà. Nella dimensione coniugale e amicale si confrontano grandi temi dell’umanità, come sempre nei libri della Gordimer.
La storia si fa carne e sangue, sentimento e percezione e nei personaggi diventa il motore delle loro trasformazione.

Per la Gordimer la scrittura è mezzo di conoscenza e approfondimento, strumento di indagine psico-sociale, umana e politica.
Una scrittura che è in primo luogo onesta e etica, mai ideologica, come dice lei stessa: “.Io penso che il mio diventare scrittrice ha qualcosa a che fare con il creare le mie stesse strutture, nel dare un senso ontologico al mio essere qui” e ancora “Non ho religioni né dogmi politici tranne le mie convinzioni che il razzismo è sbagliato e indifendibile”.

Capire con la mente e col cuore e impegnarsi è dunque il senso della sua vita e del suo lavoro. Il realismo dei suoi libri coesiste con una carica simbolica che negli eventi vede prefigurazioni del futuro e apre improvvise epifanie. La scelta decisiva per Steve e Jubu diventa quella di restare in un paese che non riconoscono più o di emigrare in Australia.

Quando ormai tutto sembra deciso, viene chiesto loro di ospitare un immigrato per sottrarlo al linciaggio di altri neri sudafricani. Nell’accettare si rendono conto che stanno rinnovando un patto d’impegno con il loro paese e decidono di restare.
Se non ora quando?

Marilena Salvarezza